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Industria dell’auto: Europa in panne, Cina a tutta velocità. I nuovi dati di AlixPartners

27/10/2025

Il Global Automotive Outlook 2025 fotografa un settore in crisi: produzione italiana a -54% dal 2017.

Fino a 5 milioni di auto cinesi attese in Europa: nel 2025 Stellantis ha perso più volumi di quanti Chery, Saic e Byd abbiano guadagnato insieme.

I problemi di Volkswagen, Mercedes, Bmw. Spiragli da flotte, intelligenza artificiale e nuovi modelli di business. 

Il margine dei costruttori europei si è dimezzato in due anni, negli Stati Uniti la caduta ha toccato il 70%: una trasformazione strutturale che sta mettendo in ginocchio l’auto.

Tra le case automobilistiche, quelle occidentali – da Volkswagen, Mercedes e Bmw a Ford, General Motors, Renault, Stellantis e persino Tesla – si trovano ad affrontare problemi legati alla transizione elettrica, alla pressione dei costi e alla competizione sui mercati globali.

Al contrario, i gruppi cinesi – come Byd, Geely (che controlla anche Volvo e Lotus), Great Wall, Saic, Changan, Dongfeng, Faw, Nio, XPeng e Li Auto – continuano ad avanzare con maggiore slancio, sostenuti da economie di scala, filiere interne più integrate e un forte supporto governativo. «Il nostro scenario prevede che i marchi cinesi possano guadagnare fino a cinque milioni di unità in Europa nei prossimi cinque anni», racconta Dario Duse, Emea Leader per Automotive & Industrial e Italy Country Head di AlixPartners, alla presentazione del Global Automotive Outlook 2025 di AlixPartners. Nei primi otto mesi del 2025 la sola perdita di volumi di Stellantis è stata superiore ai guadagni complessivi dei tre competitor asiatici Chery, Saic e Byd.

Eppure spiragli ci sono. Le flotte, incentivate fiscalmente, stanno accelerando l’elettrificazione.

La fotografia scattata da AlixPartners con il Global Automotive Outlook 2025 è impietosa.

La produzione automobilistica in Italia si è ridotta del 54% rispetto al 2017, ultimo anno in cui gli stabilimenti nazionali superarono la soglia del milione di veicoli.

Oggi siamo inchiodati a meno di mezzo milione di unità, ben lontani dai livelli di Germania, Francia o Spagna.

E il dato europeo non consola: nel complesso, la manifattura del continente segna un -24% rispetto ai livelli pre-crisi.

Ma è l’Italia a pagare il prezzo più alto, con un’erosione strutturale che sembra aver reso cronico il declino. I margini dei costruttori seguono la stessa parabola discendente.

Dopo un biennio post-Covid caratterizzato da profitti eccezionali grazie a domanda superiore all’offerta e prezzi gonfiati dalla carenza di semiconduttori, il quadro si è capovolto.

Nel secondo trimestre 2025 la redditività media degli Oem europei si è fermata al 4%, quasi sei punti percentuali in meno rispetto al 2023, mentre gli americani sono precipitati all’1,4%. Per la prima volta i fornitori, con un Ebit medio del 6,5%, hanno registrato margini più alti degli stessi costruttori.

Link in bio >https://www.industriaitaliana.it/auto-alixpartners-cina-automotive/

Industria dell’auto: Europa in panne, Cina a tutta velocità. I nuovi dati di AlixPartners

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